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sabato 25 settembre 2010

ECCOMI.... UN ANNO DOPO!!!

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Sono stata latitante per un bel pò è vero... ma il giorno del blogcompleanno non potevo farlo andare così senza fare neanche una capatina nel mio spazietto virtuale (che chi mi conosce lo sa che io sono un tipo celebrativo!). Innanzitutto mi scuso con tutti coloro che sono passati di qui, facendomi domande e richieste alle quali non hanno mai ricevuto una risposta... non ho neanche scusanti valide, semplicemente non avevo la voglia...la testa, l'energia o la fantasia, o magari tutte queste cose insieme, per continuare a fare quello che fino a poco fa mi dava tanta soddisfazione... e sì che in cucina sono stata anche parecchio attiva quest'estate :)! Quindi la passione è rimasta la stessa, forse è un pò la voglia di comunicare ad essermi mancata... ora questa sembra stia tornando e, anche se non vi prometto niente, quasi quasi mi sa che possiamo pensare di festeggiare addirittura un secondo blogcompleanno, magari non con la costanza iniziale che la mia vita si fa di giorno in giorno più indaffarata... Ne sono cambiate di cose in questo anno: ho iniziato così un pò per scherzo senza dire niente a nessuno perchè volevo capire se qualche estraneo si sarebbe interessato a questo mio spazio e a ciò che avevo da dire ed è successo che incredibilmente ho scoperto un mondo e una rete di rapporti virtuali, ma poi anche reali, che mi lascia incredula ogni volta che ci penso. Quindi ringrazio tutti voi che siete passati di qui, ma proprio tutti, perchè pensare di avere dei "lettori" è una cosa che davvero mi emoziona ogni volta!
E ora bando alle ciance, un anno dopo il primo post, brindo con voi con quello che è il must delle nostre estati: il Ginger Beer! Una bevanda a base di zenzero leggermente alcolica (ma attenzione... non così leggermente come si potrebbe pensare!), leggermente frizzante, che viene dai ricordi della Sierra Leone della mia dolce metà. Da servire freddisssssssima è insuperabile come aperitivo estivo, almeno secondo me. Certo richiede un pò di pazienza ma nel mio caso se ne occupa Leonard quindi a me non resta che il piacere. Lo so che ormai ci avviamo all'inverno ma non potevo rimandare questa ricetta all'estate prossima, quindi male che vada tenetela a mente per l'anno prossimo, ma non dimenticatevene!!! Il procedimento che vi descrivo parte dal GINGER BEER PLANT: una sorta di esserino vivo dal quale è possibile attingere ogni volta che si vuole produrre la bevanda... un pò come la pasta madre (e lo so già che quanto meno i blogger non vedono l'ora di avere una nuova bestiolina da accudire!).

GINGER BEER:

per fare il Ginger Beer Plant:
si parte mescolando insieme questi ingredienti:
4 cucchiaini di zenzero fresco grattugiato
4 cucchiaini di zucchero
1/2 cubetto di lievito di birra
Questa cosa andrà poi "rinfrescata" ogni giorno per sette giorni aggiungendo ogni volta 2 cucchiaini di zenzero grattugiato e 2 cucchiaini di zucchero. lasciate crescere la bestiola in un barattolo di vetro coprendo con un cencio in un posto tiepido e buio. Dopo una settimana la vostra plant è pronta e potrete attingervi per tutta l'estate!

A questo punto per fare il Ginger Beer vi occorrerà un bottiglione di vetro da 5 litri, con un tappo colmatore, o qualcosa del genere (più economico, funziona benissimo, basta un pò di iniziativa!) e poco più.
Riscaldate 4 litri d'acqua e scioglieteci 800 gr. di zucchero dentro. Fate intiepidire (bene altrimenti uccidete i lieviti) e aggiungete tutto il liquido che otterrete strizzando la vostra ginger beer plant dopo averlo filtrato. Mettete il tutto nel bottiglione coprendo col tappo che avrete creato e lasciate fermentare per 3 settimane! Dopodichè imbottigliate in bottiglie di vetro scuro. Se volete ottenere una bevanda più frizzante aggiungete un cucchiaino raso di zucchero in ogni bottiglia (in Sierra Leone aggiungono 2 o 3 uvette per ciascuna bottiglia che favoriscono la fermentazione). Chiudete bene con tappi di sughero facendo attenzione che potrebbe capitare che vi saltino come tappi di champagne. Lasciate una giornata a temperatura ambiente e dopodichè, per fermare la fermentazione riporre le bottiglie in frigo!

Ciò che rimane della vostra plant la riponete in frigo fino al prossimo utilizzo. quando avrete finito i primi 5 litri e avrete scoperto di non poter fare a meno del vostro autoprodotto ginger beer, tirate fuori la plant, e mettetela in 1/2 ,litro d'acqua. Ridatele da mangiare quotidianamente per 7 giorni 2 cucchiaini di zenzero grattugiato e 2 cucchiaini di zucchero, e ricominciate l'intero procedimento da capo!

lunedì 5 luglio 2010

BANANABREAD: BUT THE AFRICAN WAY!

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Eccoci con l'ultima ricetta del mio menù di compleanno... (se pensavate di cavarvela con due ricette con le albicocche vi sbagliavate... da domani si ricomincia che ho giust'oggi svuotato il secondo albero!). Bananabread allora... che però non ha molto a che vedere con quello che tutti conosciamo, inglese, tipo plumcake. Si tratta qui infatti di un dolce basso e compatto, in cui la frutta la fa da padrona e che ha davvero un pò la consistenza delle nostre torte di pane. Quando una volta dissi alla sorella della mia dolce metà che per me il banana bread era quello inglese, bello alto, una sorta di dolce soffice da colazione insomma, lei mi ha risposto stizzita che in inghilterra le banane non crescono, e in effetti non fa una piega, così, sia per la consistenza della versione africana che giustifica in pieno il nome, che per questa considerazione effettivamente ovvia, mi sono convinta che sia un'idea importata dai paesi d'africa colonizzati e riadattata al gusto europeo... magari è solo un'idea mia eh... ma a filare fila!

BANANABREAD (RICETTA DALLA SIERRA LEONE):

5 banane mature (vanno benissimo anche quelle troppo mature)
100 gr. di burro (olio di semi nella ricetta originale ma qui si è europeizzata anche la mia dolce metà)
150 gr. di zucchero (provate anche con quello di canna, secondo me ci sta benissimo)
300 gr. di farina
1 bicchiere d'acqua
1 bustina di lievito per dolci (anche se in fondo il dolce lievita pochissimo)

Schiacciare le banane con una forchetta fino ad ottenere una purea più o meno omogenea. Aggiungere il burro fuso, l'acqua e lo zucchero e lavorare con una frusta per amalgamare. Mescolare farina e lievito a parte e aggiungerli setacciati mescolando il composto con un cucchiaio. Versare l'impasto in due stampi da crostata (o anche uno grande se l'avete) precedentemente imburrati. Il composto che verserete nella forma non dovrà essere più alto di 1,5 cm. Nel caso voleste farne solo una piccola dimezzate le dosi. Cuocere a 175°C per 45 min. circa finchè la torta non sarà dorata appena in superficie.

giovedì 1 luglio 2010

GRANAT SOUP (GROUNDNUT SOUP)

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Eccovi dunque la prima delle ricette del menù del mio compleanno. E' uno dei piatti tipici più diffusi della Sierra Leone, e nonostante il nome si tratta più di uno stufato che di una zuppa. penso che sia più o meno il modo per indicare una preparazione "sugosa" in accompagnamento al riso. E' una cosina abbastanza pesante ma assolutamente deliziosa... questa poi, che mi ha preparato la mia dolce metà, è la più buona che abbia mai mangiato.

GRANAT SOUP:

1/2 kg. di carne (metà petto di pollo e metà spezzatino di manzo)
brodo di carne
1/3 tazza di olio di semi
1/3 tazza olio di cocco
2 pomodori grandi maturi
1 cipolla grande
1 peperoncino grande
sale
1/2 cucchiaino pepe di cayenna
1/2 tazza di burro d'arachidi (o purea di arachidi)
1/2 tazza d'acqua
1 cassava o manioca
3 patate

Tagliare la carne a dadini (il manzo un pò più piccolo del pollo). Mescolare gli oli e farvi rosolare la carne. Aggiungere un pò di brodo di carne e farlo ritirare fino a che la carne sarà tenera. Mettere la carne da parte. Nello stesso olio far rosolare la cipolla tagliata finemente e il peperoncino tagliato a rondelle. Aggiungere i pomodori a dadini e mescolare velocemente. Mescolare a parte il burro d'arachidi e la mezza tazza d'acqua, fino a formare un composto liscio e omogeneo e aggiungere in pentola. Riaggiungere la carne, salare e far stufare a fuoco basso per 15 minuti.
Far bollire la cassava spellata e a pezzi e le patate spellate e tagliate a metà. Aggiungerle a pezzettoni allo stufato 5 minuti prima della fine della cottura. Accompagnare con del riso.

mercoledì 30 giugno 2010

LA MIA CENA DI COMPLEANNO

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Per il mio compleanno la mia dolce metà mi ha organizzato una cenetta sierraleonese tutta preparata con le sue manine (così finalmente ho un pò di materiale per la mia abbandonata rubrica di cucina africana), e la mia mamma gli ha dato una mano preparando una bellissima e buonissima torta nordica. Il mio papo e i miei bimbi si sono cimentati nelle decorazioni preparando una splendida tavola (con tanto di candelabro kitsch ideato per l'occasione) e una marea di disegni come "scenografia". E' stata una bellissima serata perfettamente riuscita, e dato che io non ho fatto un bel niente se non guardare, ho pure un bel pò di fotine delle varie preparazioni... mi mancano gli spiedini perchè sono stati fatti al momento che era già notte ma erano talmente deliziosi che il mio maritino di sicuro me li rifarà per il mio blogghino!
Anche i regali sono tutti a tema culinario (e stratosferici) quindi aspettatevene delle belle ;)!
Intanto ecco il menù:
-oleleh (stavolta avevamo anche le foglie di banano... fighissimo!)
-groundnut soup
-roastbeef (che sarebbero gli spiedini in traduzione dall'inglese all'inglese africano: roast-arrosto e beef-carne... quindi niente a che vedere con quello che generalmente chiamiamo roastbeef)
-bananabread (but the african way!)
-kaesesahnekuchen (la torta... o imparate a pronunciarlo o in alternativa potete sempre utilizzare l'internazionale cheesecake... anche se questa è ben diversa, ma c'è pur sempre del formaggio!)
Intanto cominciate a rinfrescarvi la memoria, così da rientrare in tema che tutto quello che ancora non ho postato lo troverete prossimamente su questi schermi!

giovedì 25 marzo 2010

PLANTAIN

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Nonostante la fase più stressante di questo periodo sia passata, continuo a trovare poco tempo per stare dietro al blog, pazienza ragazzi!... oggi finalmente sono riuscita a dare un minimo di organizzazione a questo benedetto trasloco e così è migliorato anche l'umore! Intanto ho avuto l'illuminazione grazie alla quale mi son messa l'anima in pace. Dato che a noi fare traslochi ci piace un sacco ;), e dato che abbiamo una media di un trasloco ogni anno e mezzo, abbiamo ben pensato di tenerci tutte le centinaia di scatole già utilizzate. Così oggi mentre scrivevo il contenuto dello scatolone appena riempito, mi è caduto l'occhio sull'etichettatura precedente che aveva fatto Leonard che così narrava:
couscoussiera
scatole spezie
nabaztag (che sarebbe quel coniglietto infernale che dovrebbe dirti un pò di tutto ma che un pacco pazzesco)
cd photoshop
caffè
cintura nera
php4
insomma... quest'anno le scatole le faccio io, e anche contenta perchè ho fatto in tempo a rendermi conto cosa accadrebbe se delegassi!
A parte il trasloco qui non si fa altro che mangiare, per lo più fuori così anche questo non è che mi aiuti tanto per l'aggiornamento del mio blog, ma stavolta ho fatto una furbata... la foto l'ho fatta al ristorante e la ricetta ve la scrivo io, tanto è talmente semplice che difficilmente può venire diversa. Il posto in questione è un ristorantino africano vicino ponte alla vittoria, very original... non vi aspettate ambienti esotici, palme e atmosfere tropicali... tutt'altro: 2 locali abbastanza spartani dove io non ho mai visto un bianco a parte me stessa (ma dicono che ogni tanto ci capiti anche!), dove si mangia quel che mangerebbe un nigeriano che si trova a vivere in italia... l'unica occidentalizzazione (a parte gli ingredienti che spesso non si trovano) è la piccantezza delle pietanze che è umana... poi ti portano il ciotolino di peperoncino mortale accanto;)!
Eccovi allora la ricetta, se così si può definire, dei platani fritti (in sierra leone Plantain) che in realtà si mangiano davvero un pò in tutto il mondo e che piacciono sempre a tutti ;)!
P.s. quella cosa che sembra un budino che vedete lì accanto è il Mahi mahi... prossimamente dai! Mi dispiaceva troppo aver un pò abbandonato la mia rubrica ma vedrete che sarò brava da ora in poi!

PLATANI FRITTI:

Comprare dei platani (che sono quelle cose che assomigliano alle banane ma più grandi, spigolose e verdastre) che siano maturi ma non troppissimo. In realtà io di troppo maturi qui non ne ho mai visti, quindi non fatevi spaventare e non esagerate nell'altro senso... troppo verdi sono orribili... magari fatevi consigliare dal venditore!
Tagliare i platani a rondelle ma un pò trasversalmente in modo che vengano un pò allungati. Friggere in abbondante olio di semi di arachidi (o a scelta). Appena fritti far asciugare su carta assorbente e salare. Et les jeux sont fait!


lunedì 15 febbraio 2010

CUCINA AFRICANA: OLELEH

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Non penserete mica che mi sia scordata che ho una rubrica di cucina africana da portare avanti? Vedete, la costanza non è il mio forte ma alla fine le cose le faccio no? ;)
Oggi sono proprio contenta di parlarvi di questa cosa, che è più o meno una sorta di polpetta di fagioli, un pò perchè trattasi di una tipica ricetta sierra leonese, un pò perchè penso che sarà molto difficile che qualcuno di voi possa trovarla in giro... nel web in italiano non c'è niente eppure è una cosa semplicissima con tutti ingredienti facilmente reperibili in Italia.
In Sierra Leone è un tipico street food, nel senso che difficilmente uno se lo cucina a casa ma è onnipresente in qualsiasi baracchino o mercato, i bambini se ne comprano uno nell'ora di intervallo a scuola e le donne mentre fanno la spesa. Nella versione originale si cuociono arrotolandoli in foglie di banano, per lo più al vapore o bolliti . Le foglie possono essere sostituite con i meno romantici (ma più facilmente reperibili) fogli di alluminio e secondo me si prestano bene come antipasto o stuzzichino... occhio solo a non avere gli occhi più grandi dello stomaco, non sono proprio leggeri ;) La pasta di fagioli che si ottiene (prima della cottura) viene usata per parecchie altre ricette... quindi non ve la scordate ok?

OLELEH:

300 gr. di fagioli all'occhio
5 cucchiai colmi di olio di palma (vedete come vi piace ma ce ne dev'essere un bel pò)
3 cucchiai d'acqua
2 cucchiai di pesce secco a scaglie (potete usare anche la bottarga secondo gusto, o ometterlo del tutto, saranno ottimi comunque)
1 cipolla bianca grande
2 peperoncini grandi molto piccanti
sale
pepe
foglie di banano o fogli di alluminio

Mettere i fagioli in ammollo in acqua fredda per una notte. La mattina dopo strofinarli tra le mani in modo da rimuovere tutte le pelli dei fagioli, se qualcuna opporrà maggior resistenza, fate schizzare fuori il fagiolo strizzandolo tra indice e pollice. Rimettete tutto in acqua per un pò finchè non vedrete che le pelli comincino a salire un pò in superficie. Dividere i fagioli dalle pelli. In un frullatore mettete i fagioli con l'acqua in modo da sminuzzarli bene. Io a questo punto ho trasferito in una ciotola e continuato con un frullatore ad immersione. Unire tutti gli ingredienti e frullare fino ad ottenere un composto omogeneo e cremoso. Il colore dovrà essere sull'arancione, abbastanza intenso.
A questo punto mettete l'impasto a cucchiaiate nei fogli di alluminio (o se le trovate nelle foglie di banana) chiudete bene e mettete in forno a 180°C per una ventina di minuti o finchè non risulteranno abbastanza duri e cotti. Se volete proporli come antipasto magari fateli più piccoli, anche se in origine sono abbastanza grandi. Per quanto riguarda la cottura, come ho già detto potete farli anche bollire in acqua o cuocere al vapore.

giovedì 28 gennaio 2010

PAPAYA IN SALSA TAITA

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Dato che abbiamo iniziato la settimana all'insegna dei frutti esotici, (e dei post sbrigativi ;)!) tanto vale seguire l'onda! La salsa è una roba africana (così continuiamo anche nella nostra rubrica) e al posto della papaya, che non è che sia il frutto più reperibile di questo mondo, si possono utilizzare arance tagliate a vivo, ananas o mango (sempre poco disponibile), o quello che vi pare insomma... Potete fare anche una macedonia condita con questa salsa.

PAW PAW IN TAITA SAUCE:

1 papaia ben matura tagliata a spicchi
il succo di 2 arance
il succo e la buccia di 1 limone
3 cm. ca. di radice di zenzero grattugiata
1 cucchiaio di semi di sesamo tostati e ridotti in polvere (io ho usato il gomasio, nonostante ci sia il sale...tanto non è che sia tanto salato, anzi!)
1 cucchiaio di amido di mais (se volete una salsa più densa potete aumentare le dosi, a me piaceva un pò sul liquidino
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di zucchero di canna
cocco grattuggiato e semi di sesamo per guarnire.

Sbucciare e tagliare la papaya e metterla in una ciotola con un filo di succo di limone e lo zucchero. Mettere in un pentolino il succo di arancia e di limone, lo zest, lo zenzero, il gomasio, il miele e l'amido. Mescolare continuamente e portare a bollore a fuoco basso finchè la salsa non raggiunga la consistenza desiderata. far raffreddare un pò e versare sulla papaya. Guarnire col cocco e i semi di sesamo.


mercoledì 20 gennaio 2010

IL POLLO DI LEONARD

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Ho una gran voglia di parlarvi di cucina africana così non aspetterò la settimana prossima, in fondo ieri vi ho proposto solo due noccioline no?
Questo è un piatto very very african, assolutamente godurioso, di quelle cose che non possono non piacere, sfido chiunque, anche i palati più restii alle novità a non trovarlo assolutamente fantastico. L'unica cosa è che nella versione originale è super super piccante quindi se non siete amanti basterà diminuire notevolmente le dosi di peperoncino.
La prima volta che l'ho assaggiato me lo ha cucinato Leonard, è il suo cavallo di battaglia, e non potevo non innamorarmi ulteriormente ;)!
Se doveste per caso cucinarlo per un sierraleonese (ma credo per un africano in generale), tenetevi pronti a sentirvi dire "buonissimo, manca giusto un pò di peperoncino!" questo qualunque siano le quantità che avete messo, anche se avete dato fondo a tutte le vostre risorse! Ve l'avevo già detto no che mio marito mette il peperoncino anche sull'insalata?! ;)
Per quanto riguarda il burro d'arachidi io ho usato quello comprato (lo so lo so, per niente purista come cosa!) ma farselo in casa, come ovviamente fanno nei paesi d'origine è davvero facile! basta pestare le arachidi al mortaio, poi, per noi che possiamo risparmiamoci la fatica di fare tutto a mano, passare al mixer con un pò di miele che lo renderà più cremoso!
Ultima nota, il forno. Leonard mi dice che loro lo facevano sulla griglia, il libro mi dice di farlo in un wok o in una padella, insomma il forno non è proprio un elettrodomestico tipico nelle case africane, però io lo ho usato lo stesso ;)!
Io l'ho accompagnato con un riso mescolato ad un pò di papaya, essenzialmente per il bel colore, lo ammetto, ma è uso comune servirlo con ciotoline di frutta locale sia fresca che secca o con le arachidi speziate, o con platani fritti.

POLLO AL BURRO D'ARACHIDI E LATTE DI COCCO:

Per il pollo:
1 pollo, possibilmente ruspante e che fu felice in vita, non di quelli pompati e mosci che si trovano in giro (questo vale sempre, s'intende)
125 ml di latte di cocco
2 cucchiai di burro d'arachidi
4 cm ca. di radice di zenzero grattugiata
2 cipolle grandi
1 lime
2 cucchiai olio evo
sale
pepe
4 peperoncini grandi freschi molto piccanti (fate vobis)

Per il riso:
4 pugnetti di riso a scelta
1/2 papaya a fettine
sale
olio evo

Unite il burro d'arachidi al latte di cocco e mettete da parte. Mettete il pollo privato di gran parte della pelle e tagliato a pezzi, a marinare in olio, zenzero, la buccia e il succo del lime, sale, pepe e peperoncino. Aggiungete le cipolle e la crema di arachidi e latte di cocco. Mettete in una teglia e cuocete a 180°C per circa 40 min. mescolando di tanto in tanto.
Bollite il riso in acqua salata, scolate, mescolatelo alla papaya tagliata a tocchetti, versateci un filo d'olio e adagiatelo a cucchiaiate in dei coppapasta piccoli riempiendo fin sopra. Servite il pollo e il riso uno accanto all'altro sullo stesso piatto.
Un consiglio? Almeno un pezzetto mangiatelo con le mani e leccatevi le dita... impagabile ;)!

martedì 19 gennaio 2010

SPICY PEANUTS E NOVITA'

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La prima novità la vedete da soli ed è che finalmente sono riuscita ad ingrandire queste benedette immagini. E per questo devo ringraziare la carissima Genny che mi ha aiutata spiegandomi tutto per filo e per segno! Merci ;).
Poi colgo l'occasione per scusarmi con tutti coloro che negli ultimi mesi mi hanno passato premi e meme, non ce la faccio proprio a starci dietro, mi spiace tanto, ma comunque vi ringrazio per tutte le volte che avete pensato a me. ;)

Infine Leonard per Natale mi ha regalato un fantastico libro di cucina africana, per altro scritto da una Sierra Leonese (che può fare da compendio ai suoi ricordi), ed è bellissimo ritrovare in queste pagine racconti e profumi che giorno dopo giorno cominciano a diventare sempre più miei... Insomma mi manca ancora la cosa fondamentale, cioè andarci, però si tratta delle radici di mio marito, del sangue dei miei figli e quindi è inevitabile che mi senta un pò parte di tutto questo. Comunque, quando si parla di cucina africana, di solito si intende quella del nord Africa di cui tutti abbiamo un pò un'infarinatura... dell'Africa "Nera" invece niente di niente, si trova pochissimo anche in rete, insomma non è una cucina raffinata ma penso che meriti un pò più di attenzione, è buona, sana, interessante ed entrare in contatto con il mondo sensoriale dei profumi e dei sapori è sicuramente uno dei modi più semplici e istintivi di conoscere una cultura diversa dalla nostra. Così ho pensato di aprire una sorta di rubrica nella quale, io che ho la fortuna di avere a che fare con chi questi profumi e sapori li conosce bene, vi parlerò un pò di un mondo nuovo, almeno penso. Ora non chiedetemi di stabilire un giorno della settimana prefissato perchè andrei in crisi, però mi ci applicherò, promesso! Che ne dite? Diciamo che la intitolerò semplicemente la cucina africana, per lasciarmi uno spazio un pò più aperto ma che si parlerà essenzialmente di cucina del west africa.
Iniziamo con una cosa facile facile, queste noccioline speziate si usano per accompagnare curry e stufati (vedrete), ma sono anche un'ottima idea per uno stuzzichino ad un aperitivo. A me le arachidi non sono mai piaciute un granchè ma giuro che quando ho fatto queste sarei stata tentata di finirle tutte subito. Leonard mi raccontava che a Freetown, la sua città, le arachidi si vendevano fatte saltare in padella e salate, per strada, e che quando è arrivato in Italia non credeva possibile che le nostre noccioline che non sapevano di niente fossero le stesse di quelle che tanto amava. Ci metterete 1 minuto a farle e giuro che vale la pena provare. Le arachidi sono usate tantissimo nella cucina africana, ci si fa l'olio, il burro, si mangiano con la carne, con il riso o semplicemente così!

ARACHIDI SPEZIATE:

Arachidi tostate a piacere
zenzero fresco grattuggiato
peperoncino in polvere
peperoncino fresco tritato finemente
sale
pepe
zucchero
olio Evo (in africa usano in questo caso olio d'arachidi!) giusto un filo.

Unire tutti gli ingredienti tranne lo zucchero, comprese le arachidi in un wok o una padella antiaderente e far rosolare per 4/5 minuti. Quindi aggiungere un pò di zucchero e cuocere per un'altro minuto. Fatto!


martedì 24 novembre 2009

N° 8: CASSAVA O MANIOCA

Eccoci con un'altro degli ingredienti del giochino ( a proposito, l'ho aggiornato!) In africa è chiamata cassava, in sud america manioca. E' una pianta che ha un radice a tubero commestibile, si può utilizzare sia bollita, che sotto forma di farina, che come fecola (chiamata tapioca). La cassava è una delle principali colture per la sicurezza alimentare mondiale. Ricchissima di carboidrati, è incredibilmente adattabile, tollera lunghi periodi di siccità ed ha un potenziale produttivo tra i più alti, inferiore solo alla canna da zucchero. Purtroppo rimane una delle principali colture orfane (che ricevono scarsa attenzione dal mondo scientifico), nonostante possa dare un contributo fondamentale alla riduzione della fame e della povertà nel mondo.
Dato che in questo blog si parla di cibo, ogni tanto è anche giusto ricordarsi del suo valore primario, ossia quello di sfamare no?
tra i tanti vantaggi la farina di manioca può essere utilizzata dai celiaci.
Io personalmente ho un rapporto abbastanza ravvicinato con questo tubero, un pò per l'origine africana di mio marito ( loro le mangiano principalmente bollite con burro e sale, o sotto forma di farina in una preparazione chiamata fufu... prima o poi vi posterò la ricetta!) Un pò per il mio grande amore per i libri di Jorge Amado che mi hanno accompagnato, e insegnato qualcosa della splendida e affascinante cucina di Bahia e dei suoi manicaretti, tantissimi dei quali a base di manioca. A proposito, sua figlia ha scritto anche un libro di ricette con la sua collaborazione, pieno di racconti, davvero intrigante che ovviamente al momento non trovo (chissà a chi l'avrò prestato?!), però ve lo consiglio vivamente!

CONSIGLI PER L'USO:
La cassava (o manioca) assomiglia molto alle patate anche se ha un gusto più dolce e particolare e un odore meraviglioso e inconfondibile, quindi si può mangiare bollita, o al forno, o farci le chips. In sudamerica le vendono anche industriali e sono decisamente buone!

RICETTE:
Ieri abbiamo fatto indigestione di cassava (da ora in poi la chiamo così ok? Tanto avrete capito che è la stessa cosa ;)!)... già che c'ero ho deciso che bisognava consumarla tutta quindi pranzo, merenda e pure nel pane :)

GNOCCHI DI CASSAVA:


500 gr. di cassava bollita e schiacciata
1 tuorlo
100 gr. di farina ca. (sinceramente non l'ho misurata, sono andata a occhio, ma non ne ho utilizzata tanta.)

Pelare la cassava con un pelapatate o incidendo la buccia con un coltello anche a mano. Sciacquarla, tagliarla a pezzi e bollirla (a proposito, non vi fate venire in mente di assaggiarla cruda che contiene delle sostanze tossiche!).
Schiacciarla con una forchetta mentre è ancora calda ed eliminare la parte dura contenuta al centro del tubero. Quindi incorporare l'uovo ed aggiungere farina finchè l'impasto non sia simile a quello degli gnocchi di patate, morbido ma non colloso. Fare dei salsicciotti di circa tre cm e tagliare gli gnocchi. farli rotolare sul retro di una forchetta per ottenere la classica decorazione degli gnocchi. Quindi bollirli finchè non tornano in superficie e condire a piacere. Sono buonissimi, per me meglio di quelli di patate!

PANE CON PASTA MADRE ALLA CASSAVA:
L'ha fatto Leonard s'intende, quindi questa è la sua ricetta:



200 gr. di cassava bollita e schiacciata
200 gr. di pasta madre
400 gr. circa di farina0
2 cucchiaini di sale
1 cucchiaino di zucchero
1 cucchiaio di olio EVO
acqua tiepida q.b.

Versare la farina sulla spianatoia con lo zucchero, il sale e l'olio, quindi incorporare la pasta madre (rinfrescata) e la cassava, aggiungendo acqua tiepida fino ad ottenere un impasto liscio ed omogeneo. Formare una palla, metterla in una ciotola coperta con un cencio umido e lasciar lievitare per 3 ore. Rimpastare e fare la forma desiderata. Lasciar lievitare per altre 3 ore. Quindi infornare a 200°C per circa 50 minuti. Viene un pane buonissimo, sofficissimo, insomma da provare!

TORTINI CASSAVA E COCCO:

Questi sono la mia personalissima gloria, ne sono talmente fiera che non potete immaginare... insomma li ho inventati io e sono deliziosi, sofficissimi, una goduria!


21o gr. di cassava bollita e ridotta in purea (era quella rimasta dopo le altre preparazioni)
150 gr. di farina
100 gr. di farina di cocco
100 gr. di zucchero
2 cucchiaini di lievito per dolci
2 uova
125 gr. di burro
220 gr. di latte di cocco

Sbattere le uova con lo zucchero, aggiungere il burro fuso e continuare a lavorare, quindi incorporare il latte di cocco. Aggiungere la purea di cassava e sbattere con delle fruste finchè non sarà perfettamente incorporata. In una ciotola unire la farina, con la farina di cocco ed il lievito ed incorporare lentamente al composto a base di cassava. Versare in degli stampi da muffin (io ho quelli profondissimi a cilindro dell'ikea) a 2/3 e far cuocere per 25 min. ca. a 160°C.



domenica 15 novembre 2009

N° 9 CANNA DA ZUCCHERO


Ok, dai, comincio a svelarvi qualcosa! in realtà pensavo che questo fosse troppo facile, ma nessuno l'ha indovinata... quindi meglio così, almeno la sfida è un pò più interessante! A proposito continuate a scervellarvi sul giochino... anche perchè alcune cose non le conosco neanche io! ;)
La canna da zucchero cresce in ambiente tropicale, originaria dell'asia, oggi si coltiva in america del sud, africa e addirittura in europa (solo in spagna). Dalla canna da zucchero si ricava appunto lo zucchero ma anche molte altre cose: Il rum, il succo di canna, la carta dalla parte legnosa ed è utilizzata anche come combustibile (qui si potrebbe aprire una lunga parentesi ma tralascio!).
Durante il mio viaggio in Nepal, ricordo che ovunque si trovavano banchetti ambulanti, che offrivano succo di canna. Era davvero molto pittoresco, il carrellino con questi strani arnesi giganti per la spremitura della durissima pianta. Lo adoravo e non sapete che gioia poterlo riprodurre in casa... è ottimo anche unito ad altri succhi, ad esempio con gli agrumi... da loro quel tocco in più e dolcifica, ma in maniera particolare, così poco aggressiva... insomma, peccato che ne ho preso solo un pezzo... non vedo l'ora di ritrovarla!
Ecco a voi come si fa il succo di canna, e visto che ci siamo vi lascio anche il metodo africano (così almeno lo facevano in Sierra Leone quando Leonard era piccolo) per fare il succo d'ananas zero sprechi!

SUCCO DI CANNA DA ZUCCHERO:


E' semplicissimo, ma sono indispensabili 2 arnesi: 1- una centrifuga (o in alternativa uno di quegli arnesi giganti del Nepal ;)!), 2- Un coltello per bene (ebbene sì... ecco la new entry della mia cucina: Un fantastico coltello tagliante... grazie papà!)
Sbucciate la canna da zucchero eliminando tutte le parti nodose, tagliate a pezzetti abbastanza piccoli e centrifugate... un pezzetto alla volta, mi raccomando che altrimenti si inceppa tutto l'ambaradan!

SUCCO D'ANANAS THE SIERRA LEONEAN WAY:


Semplice come il primo ma in più non dovete neanche faticare....
Allora, mangiatevi l'ananas ma invece di buttare le bucce mettetele a bollire in un litro d'acqua per un bel pò (più o meno l'acqua si riduce della metà), spegnete il fuoco e lasciate in infusione per un'oretta, quindi filtrate ed eccovi il succo d'ananas zero sprechi... è sorprendente, come quello comprato, un pò chiaro... solo un pò poco dolce... a questo punto basta unire il succo d'ananas a quello di canna da zucchero in proporzione 2:1 ed il gioco è fatto! (certo, potete anche aggiungere un cucchiaino di zucchero eh!)