domenica 31 gennaio 2010

SOUL KITCHEN


Premetto: sono assolutamente di parte. Fatih Akin trovo sia uno dei pochi veri talenti in circolazione nel mondo del cinema, Moritz Bleibtreu è uno degli attori che trovo più fenomenali, in più il tutto è girato ad Amburgo, la città di una mia carissima amica, dove sono stata quanto basta per riconoscere quasi ogni angolo in cui è stato girato il film... e per finire si parla di greci, popolo che mi ha sempre affascinato in quel mix di fierezza e gentilezza e allegria.
Il film mi è piaciuto tanto, una commedia divertente, che tocca tutti i temi fondamentali della vita, con delicatezza , trovando la giusta misura per non essere mai eccessiva , che ti lascia il sorriso sulle labbra, attori bravissimi, una bellissima grafica.... l'unico rimpianto: vorrei averlo visto in tedesco, con tutte le modulazioni dell'amburghese, fantastico!
Poi per chi si aspettava la rivoluzione dal punto di vista gastronomico, beh a me sembrava chiaro fin dall'inizio che fosse un pò una trovata per interessare gli appassionati di cucina (tra l'altro ho trovato fantastica l'idea di pubblicizzare il film anche attraverso il mondo dei blog culinari)... La rivoluzione piuttosto sta nel messaggio: che il cibo come tutte le cose semplici e basilari della vita, come tutte le pulsioni, vadano trattate con amore per riuscire trasmettere l'emozione necessaria a far qualcosa di meglio che sopravvivere. E che in un mondo fatto di ruoli, di individualità sempre più forti e riservate, di un vivere sociale che si è ridotto a leggi da seguire, la capacità di comunicare, di credere nel prossimo, di dar fiducia, di aver voglia di costruire qualcosa insieme, è l'unico ingrediente per poter raggiungere il successo... con felicità!

sabato 30 gennaio 2010

LA MIA VITA NEI TITOLI DEI MIEI LIBRI

Non appena ho visto questo fantastico giochino da Stella di Sale e Fior di Sale (come siamo salati, me ne sono accorta solo ora), non ho potuto fare a meno di cimentarmici anch'io! E' stato divertentissimo, e non proprio facile come pensavo! provateci anche voi, vi va? Praticamente si tratta di rispondere a tutta questa serie di domande con dei titoli di libri che avete letto. Metto subito le mani avanti dicendo che Nietzsche l'ho studiato, ne ho letto dei brani, anche del libro menzionato... ma proprio letto letto no, però mi è venuto in mente subito e ci stava troppo bene quindi l'ho messo;)! Buon divertimento!

SEI UN UOMO O UNA DONNA?
La donna giusta (Marai Sandor)

DESCRIVITI:
Umano, troppo umano (Friedrich Nietzsche)

COME TI SENTI?
Come un romanzo (Daniel Pennac)

DESCRIVI DOVE VIVI AL MOMENTO:
La casa degli spiriti (Isabel Allende)

SE POTESSI ANDARE OVUNQUE, DOVE ANDRESTI?
In Asia (Tiziano Terzani)

COSA AVRESTI VOLUTO FARE DA GRANDE
Il cacciatore d'aquiloni (Kahled Hosseini)

LA COSA CHE TI FA SOFFRIRE MAGGIORMENTE
Gli indifferenti (Alberto Moravia)

UNA COSA CHE NON FARAI MAI
L'idiota (Fedor Dostoevskij)

TU E IL/LA TUO/A MIGLIOR AMICO/A SIETE..?
Piccole Donne (Luisa May Alcott)

COSA TI MANCA
L'ingrediente perduto (Stefania Aphel Barzini)

LA STAGIONE IN CUI TI SENTI PIU’ VIVO
La bella estate (Cesare Pavese)

MOMENTO PREFERITO DELLA GIORNATA
La notte (Elie Wiesel)

SE LA TUA VITA FOSSE UNO SHOW TELEVISIVO, COME SI CHIAMEREBBE?
La mia famiglia ed altri animali (Gerald Durrell)

CHE COS’È LA VITA PER TE?
Il profumo (Patrick Suskind)

UN ANNO CHE NON SI PUO’ DIMENTICARE
1984 (Orwell)... sembra scontato ma nel 1984 io ci sono nata quindi...

LA TUA RELAZIONE:
Il sogno più dolce (Doris Lessing)

HAI PAURA DI?
Castelli di rabbia (A. Baricco)

IN ALCUNI MOMENTI TI SENTI…
Triste, solitario y final ( Osvaldo Soriano)

UN LUOGO IN CUI NON SEI MAI STATO
20000 leghe sotto i mari (Jules Verne)

MEZZO DI TRASPORTO PREFERITO
Desiderio (Andrè Brink)

QUAL È IL MIGLIOR CONSIGLIO CHE TU POSSA DARE?
Chocolat (Joanne Harris)

UNA COSA DI CUI SEI CONSAPEVOLE
La metà di niente (Catherine Dunne)

OGNI TANTO PENSI CHE…
Il corpo sa tutto (Banana Yoshimoto)

DI COSA HAI BISOGNO IN QUESTO MOMENTO
La bottega dei miracoli (Jorge Amado)

OGNI TANTO TI DOMANDI…
Della Bellezza (Zadie Smith)

PENSIERO DELLA GIORNATA
Che ci faccio qui? (Bruce Chatwin)

SE POTESSI RIAVERE INDIETRO QUALCOSA DALLA VITA COSA VORRESTI?
Illusioni perdute (Honorè de Balzac)

IL TUO MOTTO
In giardino non si è mai soli ( Pejrone)

venerdì 29 gennaio 2010

CREMA DI LATTE AL CHAI

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Credevate che i dolci non potessero essere dietetici? Beh vi sbagliavate. Mangiare un bicchierino di questa cremina ha esattamente lo stesso apporto calorico che bersi un chai, o meglio un bicchiere di latte (perchè in fondo il chai altro non è che latte speziato)... con la differenza che è moooolto più godurioso e che si ha l'impressione di trasgredire alla grande! Non vi sembra una figata? Per noi che siamo, o meglio dovremmo essere, perennemente a dieta lo è.... Insomma volete mettere mangiarsi un dolcino che appaga completamente la tua voglia di dolce senza per questo aver mandato all'aria una settimana di dieta?! Per tutti coloro che sono nell'umore da disintossicazione post natale (lo so lo so, che vi state già preparando ai fritti di carnevale;)!), potrebbe essere la svolta!
Così, come al solito all'ultimissimo secondo, patecipo anche al contest di Susina, e del signore del the! Buon weekend a tutti e mi raccomando, tenetevi leggeri;)!

CREMA DI LATTE AL CHAI:

500ml. di latte intero
25 gr. di amido di mais
4 chiodi di garofano
1 stecca di cannella
1/2 bacca di vaniglia
1 cucchiaino raso di pepe rosa in grani
1 cucchiaino raso di pepe nero in grani
2 cm. di radice di zenzero fresca
1 fogliolina di lemongrass
1/2 cucchiaino raso di noce moscata grattugiata
1 cucchiaino di thè nero
1 cucchiaio colmo di miele

Mettere tutte le spezie e il the in infusione nel latte, portare ad ebollizione, spegnere e lasciar insaporire per una mezz'ora. Filtrare il latte con una garza o un colino a maglia stretta. Far sciogliere bene l'amido in poco chai, in modo da non far formare grumi, aggiungere il resto del chai e rimettere sul fuoco, unendo subito il miele e mescolando continuamente finché non cominci ad addensarsi. A quel punto spegnere la fiamma e versare la crema di chai nei bicchierini. Coprire con un pezzetto di pellicola e lasciar raffreddare. Mettere in frigo e lasciar riposare qualche ora.... una notte è meglio!


giovedì 28 gennaio 2010

PAPAYA IN SALSA TAITA

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Dato che abbiamo iniziato la settimana all'insegna dei frutti esotici, (e dei post sbrigativi ;)!) tanto vale seguire l'onda! La salsa è una roba africana (così continuiamo anche nella nostra rubrica) e al posto della papaya, che non è che sia il frutto più reperibile di questo mondo, si possono utilizzare arance tagliate a vivo, ananas o mango (sempre poco disponibile), o quello che vi pare insomma... Potete fare anche una macedonia condita con questa salsa.

PAW PAW IN TAITA SAUCE:

1 papaia ben matura tagliata a spicchi
il succo di 2 arance
il succo e la buccia di 1 limone
3 cm. ca. di radice di zenzero grattugiata
1 cucchiaio di semi di sesamo tostati e ridotti in polvere (io ho usato il gomasio, nonostante ci sia il sale...tanto non è che sia tanto salato, anzi!)
1 cucchiaio di amido di mais (se volete una salsa più densa potete aumentare le dosi, a me piaceva un pò sul liquidino
1 cucchiaio di miele
1 cucchiaio di zucchero di canna
cocco grattuggiato e semi di sesamo per guarnire.

Sbucciare e tagliare la papaya e metterla in una ciotola con un filo di succo di limone e lo zucchero. Mettere in un pentolino il succo di arancia e di limone, lo zest, lo zenzero, il gomasio, il miele e l'amido. Mescolare continuamente e portare a bollore a fuoco basso finchè la salsa non raggiunga la consistenza desiderata. far raffreddare un pò e versare sulla papaya. Guarnire col cocco e i semi di sesamo.


mercoledì 27 gennaio 2010

CHEESE GLASS AL MANGO

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Finalmente ho finito il mio lavoretto e trovo un pò di tempo per il mio e i vostri blog... sempre che riesca a reggere il peso della mia influenza e che mi venga in mente qualche pensiero intelligente! Avete presente quando tutto il mondo intorno vi sembra ovattato ed anche il vostro io interiore non è che vi parli proprio troppo chiaro? Eccomi!
Visto che ce li avevo mi sono data un pò al mango... a proposito lo sapete come si sbuccia un mango senza alcuna fatica, senza sprecare niente e prendendo solo la parte polposa? Guardate qui, è una stupidaggine, ma davvero viene meglio, basta saperlo;)!
Ecco, il neurone attivo del mio cervello si sta spegnendo, quindi corro a scrivere la ricetta prima che sia troppo tardi!

BICCHIERINI AL MANGO:

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200 gr. di philadelphia
180 gr. di panna acida
200 gr di polpa di mango
2 lime
2 cucchiai di zucchero
1 cucchiaio di zucchero di canna
100 ml di latte
2,5 foglioline di gelatina (1 fogliolina=2 gr.)

Sbucciare il mango e prenderne la polpa, tagliarla a dadini e lasciarla a macerare per un'oretta con il succo e la scorza di 1 lime e 1 cucchiaio di zucchero di canna. Dopodichè frullarlo bene fino ad ottenere un composto liscio e cremoso. In una ciotola mescolare il formaggio, la panna acida e lo zucchero fino ad ottenere una crema omogenea. Dividere il composto in due parti uguali e ad una delle due aggiungere metà del mango frullato. Riscaldare 50 ml. di latte e scioglierci un fogliolino di gelatina, aggiungere a filo al composto di formaggio bianco, quindi versare il tutto in dei bicchierini che riporrete in frigo a raffreddare per circa un'ora. Una volta rappreso il primo strato, riscaldare i restanti 50 ml. di latte e scioglierci la seconda fogliolina di gelatina. unire il tutto al composto a base di formaggio e mango, mescolare bene, e versare delicatamente nei bicchierini sullo strato precedente. Rimettere in frigo a rapprendere per un'altra oretta. Quindi spremere il lime rimanente nella polpa di mango che avevate messo da parte, riscaldare una parte del composto e scioglierci la mezza fogliolina di gelatina rimasta. Versare sui bicchierini come ultimo strato e far riposare in frigo almeno un paio d'ore.
N.B. il giorno dopo sono ancora più buoni!

martedì 26 gennaio 2010

MANGO CHUTNEY

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Eccomi di nuovo con una proposta facile e veloce che ci ha deliziati. Le proporzioni sono piuttosto indicative perchè per queste cose insomma si va un pò a occhio, e anche voi potrete un pò variare a seconda dei gusti personali. Ho scoperto solo da poco che quello di mango sia il più classicissimo chutney che ci sia, io ne ho sempre mangiati di tutti i tipi, ma raramente di mango... eh vabbè, si sa, ognuno vive nel mondo suo ;)! Lo potrete usare per i piatti di carne, sia quelli più elaborati e speziati, sia per insaporire una semplice bistecchina alla griglia!

CHUTNEY DI MANGO:

3 mango maturi
2 cipolle (io ho usato quelle bianche)
2 cucchiai di zucchero di canna
2 cucchiaio di miele
1/2 bicchiere di aceto
2 cucchiai di uvetta (io me la son scordata ma l'intenzione era quella)
una radicetta di zenzero
1 lime
5 chiodi di garofano
1 peperoncino grande piccante
1 stecca di cannella
1/2 fava tonka (non è necessaria, mi sa che non c'entra neanche niente con la cultura indiana, ma ci sta bene...)
3 bacche di cardamomo
1/2 cucchiaino di pepe rosa
1/2 cucchiaino di pepe nero in polvere
sale q.b.

Tagliate i mango a tocchetti, metteteli in una ciotola con il succo e la scorza grattugiata del lime e lo zucchero di canna. Lasciate riposare per un'oretta. Quindi mettete in una pentola L'aceto con la cipolla, il miele, l'uvetta, il mango, lo zenzero tagliato finemente, i chiodi di garofano, il peperoncino tagliato finemente a rondelle, la stecca di cannella, le bacche di cardamomo intere, la fava tonka grattuggiata, il pepe e il pepe rosa. Mettete sul fuoco a sobollire, salando secondo il gusto personale. Dovrete ottenere una consistenza cremosa ma lasciando qualche pezzetto di mango intatto. Io c'ho messo più o meno 20, 25 minuti. Sterilizzare i bicchieri ed invasare.

domenica 24 gennaio 2010

L'INGREDIENTE PERDUTO


Oggi per la prima volta in questo blog vi voglio parlare di un libro, un pò perchè è uno dei più bei libri che abbia letto negli ultimi tempi, un pò perchè parla di cucina, o meglio, la cucina, il cibo sono il filo conduttore di tutta la narrazione, della vita delle protagoniste e della storia di 4 generazioni. Uno di quei libri per i quali ci si appassiona, che non si può smettere di leggere e dove, una volta finito, ti rendi conto di esserti affezionata ai personaggi, di amarli ed è un pò uno strano senso di malinconia doverli lasciare. Un libro triste e pieno di sofferenza ma che ti lascia dentro un messaggio positivo e tanta voglia di magia!
La scrittrice, Stefania Aphel Barzini, è una delle autrici del canale televisivo del Gambero Rosso, e vive per parte dell'anno ad Alicudi... ecco, era lei quella di cui parlavo in una delle mie prime ricette, e il suo libro di ricette eoliane si chiama "A Tavola con gli Dei", finalmente le ho reso giustizia ;)
Anche qui torna a parlare delle Eolie, di Stromboli per la precisione, e lo fa con una comprensione e con un'amore che davvero ti catturano. E non è un caso se si parte da qui per un racconto di radici, di tensioni e di cucina, perchè davvero gli eoliani la buona cucina ce l'hanno nel sangue, lo vedi quando li trovi la sera a bagnare quelle verdure con la poca acqua che hanno a disposizione, non c'è nessuno che non ha un orto, e non per necessità ma perchè è naturale che sia così, è un fatto di sangue appunto!

"E io che guardo l'isola galleggiare, scivolando leggera senza ancore, scopro che si può vivere nelle acque, lì dove non ci sono definizioni e posizioni nette, dove la vita ha contorni sfumati e non si deve per forza apparire. Dove si è. Perchè le cose mutano e non c'è nulla di permanente. Adesso so che posso inseguire il movimento senza venirne travolta, basta trovare il ritmo giusto. Che il mio posto nella vita è accettare di non averlo un posto. Che esisto dove decido di esistere."

sabato 23 gennaio 2010

BISCOTTI AL BURRO D'ARACHIDI

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Oggi vado di fretta, che ho da fare un lavoretto per il week end, in più la ciccia Frida è un pò malata, quindi spendo solo due parole su questi biscottini... mooolto 'mmericani, mooooolto grassi! Quasi quasi sono contenta che la seconda infornata me la sia scordata in forno facendola carbonizzare! ;) Per riprendere la descrizione però, molto friabili e dal sapore molto intenso, dei biscotti protagonisti insomma, solo per i veri amanti del genere!

BISCOTTI AL BURRO D'ARACHIDI:

120 gr. di burro
140 gr. di burro d'arachidi
150 gr. di zucchero (io ho usato quello normale ma ho l'idea che ci stesse meglio quello di canna)
150 gr. di farina
1 cucchiaino scarso di bicarbonato
1 uovo
Lavorare il burro e il burro d'arachidi con una forchetta, fino ad ottenere una crema liscia. Aggiungere quindi lo zucchero e l'uovo. Mescolare bene la farina col bicarbonato ed aggiungerla al composto precedente. Lasciar riposare l'impasto una mezz'oretta in frigo così sarà più facile formare i biscotti. Con le mani umide, fare delle palline di impasto, metterle su una teglia ricoperta di carta da forno e schiacciare leggermente i vostri biscotti. Infornare a 180°C per 13 min. o finchè non inizino a dorare.

venerdì 22 gennaio 2010

TEMAKI SUSHI


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Giusto per spaziare un pò in quanto a tradizioni culinarie, ma anche per rientrare pian piano in un regime alimentare decente, ieri a pranzo ci siamo fatti questi rotolini giapponeseggianti.
Ora io metto subito le mani avanti, io di sushi non è che sia proprio una cultrice, quindi se avete voglia di preparare uno stuzzichino carino e che di certo non deluderà nessuno, siete nel posto giusto, se invece state preparando un esame in "sushologia" e cultura giapponese andate pure oltre!
Temaki, tradotto più o meno letteralmente significa arrotolato a mano, quindi questo è l'ideale per quei pochi di voi che,come me, non sono ancora in possesso della famosa stuoietta e aggeggi vari, ma che comunque non si vogliono privare di queste preparazioni che hanno secondo me il loro principale pregio nella raffinata eleganza della presentazione, una vera gioia per gli occhi nel suo essere essenziale come del resto anche i suoi sapori. Questa del tonno col mango mi è venuta in mente dopo aver assaggiato una deliziosa tartare (che di sicuro dovrò provare a fare). La versione più gettonata prevede salmone e avocado.

TEMAKI SUSHI:

alga noori
riso per sushi ( io non l'avevo e si vede!)
mango
filetto di tonno
wasabi
semi di sesamo
salsa di soya
aceto di riso
sale
zucchero

Cuocere il riso e lasciarlo riposare nella sua acqua per 10 min. Quindi preparare una salsina con 2 cucchiai di aceto di riso, un pò di sale e 1/2 cucchiaino di zucchero. Passare brevemente sul fuoco e poi unirla al riso. Preparare i fogli di alga noori in rettangoli della grandezza desiderata. Mettere al centro una striscia di wasabi, quindi ricoprire i 3/4 dal lato lungo di riso. Tagliare il filetto di tonno ed il mango a striscioline e adagiarle al centro sopra il riso. Bagnare con un pennello la parte di alga noori rimasta libera e arrotolare il vostro temaki sushi come un cartoccio. Passare i semi di sesamo un secondo in padella senza grassi e decorare le vostre creazioni con un pò di semini! Mangiateli eventualmente accompagnandoli con un pò di salsa di soya.

giovedì 21 gennaio 2010

VOULEZ-VOUS UN CROISSANT?!

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Dopo il panettone si possono affrontare tutte le imprese che un tempo sembravano ardue (in materia di lievitati) a cuore un pò più leggero. L'unico dubbio che mi resta è perchè non riusciamo mai ad infornare qualcosa prima delle due di notte???
Ma in fondo c'è anche da dire che una prima (in senso stretto) colazione tete à tete alle due e mezza di mattina con dei croissant appena sfornati è il massimo del romanticismo no?
La ricetta l'ho presa qui, e l'ho seguita passo passo, quindi non sto neanche a riscriverla, andate direttamente a vedere da lei. Questi croissant sono un'assoluta meraviglia, proprio come quelli francesi, belli friabili, non troppo dolci, in teoria potreste prepararvici anche il pranzo... unico problema: come farò a rinunciarci??? E' troppo bello fare colazione così e se qualcuno conosce qualcosa di più buono con cui iniziare la giornata batta un colpo! A questo punto penso che ci rivedremo prestissimo con il croissant di Pierre Hermé. Voilà, a bientot!

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mercoledì 20 gennaio 2010

IL POLLO DI LEONARD

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Ho una gran voglia di parlarvi di cucina africana così non aspetterò la settimana prossima, in fondo ieri vi ho proposto solo due noccioline no?
Questo è un piatto very very african, assolutamente godurioso, di quelle cose che non possono non piacere, sfido chiunque, anche i palati più restii alle novità a non trovarlo assolutamente fantastico. L'unica cosa è che nella versione originale è super super piccante quindi se non siete amanti basterà diminuire notevolmente le dosi di peperoncino.
La prima volta che l'ho assaggiato me lo ha cucinato Leonard, è il suo cavallo di battaglia, e non potevo non innamorarmi ulteriormente ;)!
Se doveste per caso cucinarlo per un sierraleonese (ma credo per un africano in generale), tenetevi pronti a sentirvi dire "buonissimo, manca giusto un pò di peperoncino!" questo qualunque siano le quantità che avete messo, anche se avete dato fondo a tutte le vostre risorse! Ve l'avevo già detto no che mio marito mette il peperoncino anche sull'insalata?! ;)
Per quanto riguarda il burro d'arachidi io ho usato quello comprato (lo so lo so, per niente purista come cosa!) ma farselo in casa, come ovviamente fanno nei paesi d'origine è davvero facile! basta pestare le arachidi al mortaio, poi, per noi che possiamo risparmiamoci la fatica di fare tutto a mano, passare al mixer con un pò di miele che lo renderà più cremoso!
Ultima nota, il forno. Leonard mi dice che loro lo facevano sulla griglia, il libro mi dice di farlo in un wok o in una padella, insomma il forno non è proprio un elettrodomestico tipico nelle case africane, però io lo ho usato lo stesso ;)!
Io l'ho accompagnato con un riso mescolato ad un pò di papaya, essenzialmente per il bel colore, lo ammetto, ma è uso comune servirlo con ciotoline di frutta locale sia fresca che secca o con le arachidi speziate, o con platani fritti.

POLLO AL BURRO D'ARACHIDI E LATTE DI COCCO:

Per il pollo:
1 pollo, possibilmente ruspante e che fu felice in vita, non di quelli pompati e mosci che si trovano in giro (questo vale sempre, s'intende)
125 ml di latte di cocco
2 cucchiai di burro d'arachidi
4 cm ca. di radice di zenzero grattugiata
2 cipolle grandi
1 lime
2 cucchiai olio evo
sale
pepe
4 peperoncini grandi freschi molto piccanti (fate vobis)

Per il riso:
4 pugnetti di riso a scelta
1/2 papaya a fettine
sale
olio evo

Unite il burro d'arachidi al latte di cocco e mettete da parte. Mettete il pollo privato di gran parte della pelle e tagliato a pezzi, a marinare in olio, zenzero, la buccia e il succo del lime, sale, pepe e peperoncino. Aggiungete le cipolle e la crema di arachidi e latte di cocco. Mettete in una teglia e cuocete a 180°C per circa 40 min. mescolando di tanto in tanto.
Bollite il riso in acqua salata, scolate, mescolatelo alla papaya tagliata a tocchetti, versateci un filo d'olio e adagiatelo a cucchiaiate in dei coppapasta piccoli riempiendo fin sopra. Servite il pollo e il riso uno accanto all'altro sullo stesso piatto.
Un consiglio? Almeno un pezzetto mangiatelo con le mani e leccatevi le dita... impagabile ;)!

martedì 19 gennaio 2010

SPICY PEANUTS E NOVITA'

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La prima novità la vedete da soli ed è che finalmente sono riuscita ad ingrandire queste benedette immagini. E per questo devo ringraziare la carissima Genny che mi ha aiutata spiegandomi tutto per filo e per segno! Merci ;).
Poi colgo l'occasione per scusarmi con tutti coloro che negli ultimi mesi mi hanno passato premi e meme, non ce la faccio proprio a starci dietro, mi spiace tanto, ma comunque vi ringrazio per tutte le volte che avete pensato a me. ;)

Infine Leonard per Natale mi ha regalato un fantastico libro di cucina africana, per altro scritto da una Sierra Leonese (che può fare da compendio ai suoi ricordi), ed è bellissimo ritrovare in queste pagine racconti e profumi che giorno dopo giorno cominciano a diventare sempre più miei... Insomma mi manca ancora la cosa fondamentale, cioè andarci, però si tratta delle radici di mio marito, del sangue dei miei figli e quindi è inevitabile che mi senta un pò parte di tutto questo. Comunque, quando si parla di cucina africana, di solito si intende quella del nord Africa di cui tutti abbiamo un pò un'infarinatura... dell'Africa "Nera" invece niente di niente, si trova pochissimo anche in rete, insomma non è una cucina raffinata ma penso che meriti un pò più di attenzione, è buona, sana, interessante ed entrare in contatto con il mondo sensoriale dei profumi e dei sapori è sicuramente uno dei modi più semplici e istintivi di conoscere una cultura diversa dalla nostra. Così ho pensato di aprire una sorta di rubrica nella quale, io che ho la fortuna di avere a che fare con chi questi profumi e sapori li conosce bene, vi parlerò un pò di un mondo nuovo, almeno penso. Ora non chiedetemi di stabilire un giorno della settimana prefissato perchè andrei in crisi, però mi ci applicherò, promesso! Che ne dite? Diciamo che la intitolerò semplicemente la cucina africana, per lasciarmi uno spazio un pò più aperto ma che si parlerà essenzialmente di cucina del west africa.
Iniziamo con una cosa facile facile, queste noccioline speziate si usano per accompagnare curry e stufati (vedrete), ma sono anche un'ottima idea per uno stuzzichino ad un aperitivo. A me le arachidi non sono mai piaciute un granchè ma giuro che quando ho fatto queste sarei stata tentata di finirle tutte subito. Leonard mi raccontava che a Freetown, la sua città, le arachidi si vendevano fatte saltare in padella e salate, per strada, e che quando è arrivato in Italia non credeva possibile che le nostre noccioline che non sapevano di niente fossero le stesse di quelle che tanto amava. Ci metterete 1 minuto a farle e giuro che vale la pena provare. Le arachidi sono usate tantissimo nella cucina africana, ci si fa l'olio, il burro, si mangiano con la carne, con il riso o semplicemente così!

ARACHIDI SPEZIATE:

Arachidi tostate a piacere
zenzero fresco grattuggiato
peperoncino in polvere
peperoncino fresco tritato finemente
sale
pepe
zucchero
olio Evo (in africa usano in questo caso olio d'arachidi!) giusto un filo.

Unire tutti gli ingredienti tranne lo zucchero, comprese le arachidi in un wok o una padella antiaderente e far rosolare per 4/5 minuti. Quindi aggiungere un pò di zucchero e cuocere per un'altro minuto. Fatto!


lunedì 18 gennaio 2010

IL PANETTONE 3.. LA VENDETTA

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Lo so che sentir parlare di panettone a quasi fine Gennaio vi sembrerà strano, so che per quest'anno nessuno seguirà più la mia ricetta, che questo post non aiuterà nessuno però è una soddisfazione troppo grande per non parlarne... ecco io sono quella dell'ultimo minuto quindi quando qualcosa, come in questo caso, va storto, sono irrimediabilmente in ritardo!
Sì sì, avete capito bene, è la terza volta in questa stagione che proviamo a fare il panettone a lievitazione naturale... Le prime due volte abbiamo seguito la ricetta delle sorelle simili non ottenendo i risultati sperati: La prima volta abbiamo sfornato due cosi di max. 7 cm di altezza (ribattezzati come già detto i panettoni ammarzaruti!)... non ho fatto la foto neanche per mostrare il fallimento col timore di essere cacciata a calci dal magico mondo del blog ;) (Devo aver sbagliato qualcosa nelle dosi perchè aveva una consistenza completamente diversa dagli altri tentativi)! La seconda volta è andata meglio, diciamo che è uscito un panettone decente, ma non perfetto per cui neanche ve ne ho parlato, quando ormai ero rassegnata all'idea di lasciar stare fino all'anno prossimo, è stato Leonard ad avere la capa più tosta della mia e ad insistere, anche perchè aveva una convinzione: tutto il procedimento di due giorni che la ricetta delle simili proponeva per rinforzare la pasta madre poteva tranquillamente essere tralasciato, sarebbe bastato partire da una madre bella arzilla... ed aveva ragione lui... poi abbiamo anche cambiato ricetta ottenendo davvero il panettone più bello, più gonfio, più buono che si potesse desiderare. Ma che faticaccia ragazzi! Anche perchè tutti i nostri tentativi sono stati portati avanti senza impastatrice di cui hanno fatto vece Leonard e a tratti mio padre, a volte in contemporanea, a volte dandosi il cambio! E poi chissà perchè ogni azione un pò più impegnativa è capitata sempre di notte (le nostre vacanze ci hanno visto impastare sempre, giuro sempre, tra le 23 e l'1 di notte!)

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Insomma, ragazzuoli, queste sì che son soddisfazioni e se vi posso dare un consiglio buttatevi in imprese ardue solo quando avete tanto tempo, tanta pazienza e tanta voglia di sperimentare che altrimenti al secondo fallimento potrebbe pure nascervi un moto di rigetto per la cucina in generale!
Come si fa quando si tratta di opere importanti, che richiedono forza, tenacia, tempo e pazienza... i miei RINGRAZIAMENTI:
A Leonard, che in fondo il panettone l'ha fatto lui, io ho solo trovato la ricetta! Un grazie con tutto l'amore per te che mi segui sempre nei miei progetti scapestrati e mi consoli nei fallimenti!
A papà, che ha dato una mano consistente sia nelle preparazioni fallimentari, sia cercando di smorzare la frustrazione, prendendoci in giro 24 ore al giorno per tutto il tempo che siamo stati in giro!
A mamma, che ogni sera quando voleva andare a letto, si ritrovava con tre pazzi che sbattevano violentemente palle di impasto sulla spianatoia e ha resistito paziente (più o meno!) e per aver girato alla disperata ricerca della farina di forza per i castelli romani ritrovandosi più di una volta trattata da mezza matta!
Ai miei amici romani che sono stati trascurati perchè in fondo avevo un terzo bambino di cui prendermi cura! ;)
Ma ora passiamo alla ricetta... trattasi nientepopòdimeno che del miglior panettone italiano, quello di Iginio Massari, così almeno si presenta e io non posso che ringraziare anche lui di averci portato verso il successo finale! Potete scaricare questo ebook sul panettone QUI. E infine eccovi la ricetta con qualche suggerimento per chi vorrà azzardarsi a fare tutto a mano come noi, per impastatori incalliti insomma (ma anche i masochisti si troveranno benissimo!).

IL PANETTONE A LIEVITAZIONE NATURALE (OSSIA IL VERO PANETTONE MILANESE):
La ricetta è ideale per due stampi da panettone da 750 gr. ciascuno. Io avevo quelli da un Kg. per cui ne ho fatto 1 e 12 panettoncini negli stampi da muffin.

100 gr. di pasta madre (rinfrescata con farina di forza per i tre giorni precedenti mattina e sera)
400 gr. di farina di forza
125 gr. di zucchero
150 gr. di acqua
145 gr. di burro
100 gr. di tuorli (circa 5 o 6)

PRIMO IMPASTO:
Versare la farina, lo zucchero, l'acqua, il burro morbido a pezzetti, 1/3 dei tuorli a temperatura ambiente. Impastare fino ad ottenere un impasto omogeneo (circa 18 minuti). Incorporare quindi la pasta madre ed il resto dei tuorli. Lavorare fino ad ottenere un bell'impasto liscio e lucido. Mettere quindi a lievitare per 12 ore ad una temperatura tra i 26 e i 28 gradi. Trattasi di una cosa abbastanza complicata soprattutto a gennaio... noi abbiamo messo il tutto in forno accendendolo per 30 secondi, temendo di aver esagerato, raggiungendo infine la benedetta temperatura desiderata. A questo punto grazie a Dio la temperatura si è mantenuta costante a forno chiuso per circa 2 o 3 ore, ma poi l'operazione va ripetuta, insomma ingegnatevi un pò voi! Comunque alla fine l'impasto dovrà aver triplicato il suo volume.

SECONDO IMPASTO.
aggiungere:

100 gr. di farina di forza
100 gr. di zucchero
25 gr. di miele
8 gr. di sale (meno male che Leonard a natale mi ha regalato una fantastica bilancia di alta precisione!)
130 gr. di tuorli
150 gr. di burro
70 gr. d'acqua
200 gr. di uvetta
200 gr. di canditi (noi non li abbiamo messi perchè ci eravamo scordati di comprarli)

Aggiungere la farina all'impasto precedente fino ad ottenere un impasto liscio e omogeneo... e fin qua tutto bene! Unire lo zucchero e il miele ad 1/3 dei tuorli a temperatura ambiente e amalgamare il tutto all'impasto. A questo punto il tutto comincerà ad appiccicarsi e sarete sul disperato pensando di dover aggiungere solo più liquidi! Ma ad un certo punto l'impasto, sbattuto con energia sul piano di lavoro vi verrà incontro ritornando liscio ed omogeneo. Procedete quindi incorporando un'altro 1/3 dei tuorli ed il sale.... altra tragedia che si risolverà. A questo punto aggiungere 130 gr. di burro morbido a tocchetti e i restanti tuorli... Qui penserete di non potercela fare, di aver sbagliato tutto, sarete tentati di lasciare lì il tutto (soprattutto se nel frattempo è mezzanotte e mezza), ma non temete insistete. Finalmente dopo più di mezz'ora di impegno otterrete un bellissimo impasto setoso e non mettetevi a piangere quando leggerete che ora, sì proprio ora che la dannazione sembra giunta a termine dovete aggiungere 70 gr. d'acqua tiepida. Non lasciatevi tentare dall'idea di far finta di non aver letto e mettetecela, 5 minuti di lavoro e riotterrete lo stesso splendido impasto setoso di prima... ve lo prometto! Infine versate nell'impasto i 20 gr. di burro fuso che avevate messo da parte e la frutta secca lavorando ancora 5 minuti per distribuirla uniformemente. Dividere l'impasto in due palle di ugual peso e mettetele a lievitare per circa 40 minuti a 28°C.
Dopodichè ripetete l'arrotondamento della pagnotta formandola ben stretta, e mettere i due panettoni negli appositi stampi di carta. lasciar lievitare sempre ad una temperatura tra i 26 e i 28°c finchè non raggiunge il bordo. La ricetta dice che dovrebbe metterci 6 o 7 ore ma noi ce ne siamo andati a letto senza aver la possibilità di stare dietro al forno quindi abbiamo fatto lievitare più di 12 ore.
Finalmente siete arrivati al momento della cottura. Fate un incisione a croce sui panettoni (per fortuna che papà a natale mi ha regalato un coltello di ceramica!) e mettete una noce di burro al centro della croce. 180°C per circa 45 minuti, stando molto attenti a non far bruciare il tutto. Noi abbiamo coperto la parte alta del forno con una griglia rivestita di alluminio (ma il nostro è uno di quei forni che ha fretta di concludere, quindi regolatevi in base al vostro!) Fate la prova dello stecchino per vedere se l'interno è ben cotto. Quindi sfornate, infilzate la parte bassa con due spiedini e mettete a raffreddare i panettoni a testa in giù. Una volta cotti i panettoni avranno un volume 6 volte superiore a quello iniziali e voi sarete i cuochetti più soddisfatti del mondo! Noi abbiamo passato i 45 minuti attaccati davanti al forno con questo splendido panettone che cresceva e cresceva e che stava per toccare la griglia in alto... che gioia infinita!

venerdì 15 gennaio 2010

HAITI... PERCHE' I PROBLEMI DELL'UMANITA' CI RIGUARDANO TUTTI

Oggi avrei voluto parlarvi di uno splendido successo culinario ma ho pensato che se ho la possibilità di comunicare con un numero di persone un pò più allargato delle personali conoscenze, sia giusto sfruttare questo mezzo anche per qualcosa di buono.
Dopo la tragedia del terremoto, Haiti è un paese in ginocchio che ha bisogno di tutto l'aiuto possibile. Penso che nonostante siamo una società sempre più individualista, almeno di fronte a cose come questa ognuno di noi dovrebbe sentirsi coinvolto nei destini altrui. Di seguito una lista di modalità per aiutare.


Agire:
Coordina molte ong italiane, tra cui Amref e Save the children, si è attivata per raccogliere risorse e fornire immediata assistenza alle popolazioni colpite. È possibile effettuare una donazione di 2 euro inviando un sms al 48541 da cellulari Tim e Vodafone o chiamando lo stesso numero da rete fissa Telecom Italia. La numerazione è attiva fino al 31 gennaio 2010.

Casa Bianca:
http://www.whitehouse.gov/ Sul sito della casa bianca troverete altre istruzioni utili.

Programma alimentare mondiale Onu

Posta : c/c 61559688 intestato a: Comitato Italiano per il PAM
IBAN IT45TO76 0103 200 0000 6155 9688
Banca: c/c 6250156783/83 Banca Intesa ag. 4848
ABI 03069 CAB 05196
IBAN IT39 S030 6905 1966 2501 5678 383
Donazioni online: www.wfp.org/it

Save the Children:

Donazioni online con carta di credito (nessuna commissione): http://www.savethechildren.it/2003/donazioni/donazioni.asp?ERH=y
Oppure: C/C POSTALE n.43019207

Medici senza Frontiere:
Con carta di credito telefonando al numero verde 800.99.66.55 oppure allo 06.44.86.92.25
Con bonifico bancario IBAN IT58D0501803200000000115000
CC postale 87486007, intestato a Medici senza Frontiere inlus, causale: Terremoto Haiti
Online: http://www.medicisenzafrontiere.it/
(mettereò il collegamento diretto a lato)

Actionaid: Nelle prossime ore sarà attivato un servizio di SMS solidale

Donazioni con carta di credito al numero verde 800.13287
Versamento sul conto corrente postale n. 85593614, intestato ad AGIRE onlus, via Nizza 154, 00198 Roma, causale Emergenza Haiti
Bonifico bancario sul conto BPM – IBAN IT47 U 05584 03208 000000005856. Causale: Emergenza Haiti
Donazioni on line dal sito internet www.agire.it

Le Misericordie Italiane:
c/c 000005000036, MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA, Firenze Agenzia 6, IBAN: IT 03 Y 01030 02806 000005000036; oppure sul CONTO CORRENTE POSTALE N° 000021468509, Firenze Agenzia 29, IBAN: IT 67 Q 07601 02800 000021468509, entrambi intestati a “Confederazione Nazionale” con causale «PRO
HAITI».



giovedì 14 gennaio 2010

RAVIOLI.... PINK!

Anche questa volta all'ultimo secondo, ma ce l'ho fatta! Era un bel pò che ci pensavo a fare una pasta in rosa, e di partecipare alla raccolta di meringhe alla panna "Pink", un'iniziativa lodevole, dato che il pdf che ne deriverà verrà inviato alla Lega Italiana per la lotta contro i tumori.
Ovviamente una volta fatta la pasta rosa, potete usarla come meglio credete, potete farci le tagliatelle, i tortelli o qualsiasi tipologia vi piaccia di più. Per quanto riguarda i ravioli, mi piaceva l'idea di un'eleganza e una delicatezza estetica da mettere in contrapposizione con un ripieno dal gusto deciso e "rustico". E quindi eccoli qua:

RAVIOLI ROSA CON CIME DI RAPA E FETA (AL BURRO, TIMO E SEMI DI SESAMO):


PER LA PASTA:
200/250 gr. di semola di grano duro
2 uova
il succo del pacchetto delle barbabietole precotte ;)

PER IL RIPIENO:
cime di rapa
feta
olio Evo
aglio
peperoncino
sale
pepe

PER IL CONDIMENTO:
burro
pecorino
semi di sesamo
timo

Mettere 200 gr. di semola sulla spianatoia a fontana e versarci il succo delle barbabietole e le uova al centro. Impastare ed eventualmente aggiungere un pò di semola per ottenere una palla tonda e liscia. Coprire con una pellicola e mettere a riposare in frigo per un'ora.
Nel frattempo bollire le cime di rapa pulite e lavate (per le quantità dipende un pò da quanti ravioli volete fare, io ho usato metà della pasta per il pranzo di 3 persone), lasciarle scolare bene e ripassarle in padella con aglio, olio e peperoncino. Aggiustare di sale e pepe e frullare le cime di rapa insieme alla feta con un frullatore ad immersione (è stato un pò problematico perchè la verdura è un pò sfilacciosa, ma alla fine funziona!).
Tirare fuori la pasta dal frigo, sfogliarla e passarla alla macchinetta fino al penultimo buco, o in alternativa stenderla a mano con il mattarello abbastanza fine. Con un cucchiaino mettere dei mucchietti di ripieno sulla pasta distanziandoli di un paio di cm., ripiegare la pasta su se stessa e formare i ravioli.
Tuffare i ravioli in acqua salata bollente e tirarli fuori non appena tornano a galla (un paio di minuti). Condire con una salsa preparata facendo sciogliere un pò di burro in una padella con del timo secco e un pò di semi di sesamo che danno qual leggero contrasto un pò croccante. Spolverare con un pò di pecorino e mangiare!

mercoledì 13 gennaio 2010

SODA BREAD


Quando ho aperto questo blog qualche mese fa, Sabrine mi suggerì di provare questo pane facile, buono e veloce. Le dissi che avrei provato appena possibile... sono passati i mesi e lei avrà pensato che mi sia dimenticata, o forse sarà lei stessa ad essersene dimenticata. Comunque per dire che io sono così, sempre in ritardo ma se ho intenzione di fare una cosa, potete scommetterci che prima o poi la faccio!
Tornando al pane, è fantastico, in 50 min. è pronto, compreso di tutto, così quando ci si trova in ritardo per le lunghissime lievitazioni della pasta madre, ecco la valida alternativa, è facilissimo, davvero alla portata di tutti, ma soprattutto è buonissimo!
La ricetta originale di Sabrine la trovate qui, io ho apportato qualche variazione, ho usato una parte di farina di mais perchè ero partita dall'idea di fare un pane al mais e non volevo abbandonarla del tutto, e poi perchè mi piace troppo il colore giallino che conferisce.... poi ho usato yoghurt greco e ho diminuito la quantità di zucchero e aumentato quella del sale, perchè a me il pane sciapo proprio non piace!
Questo pane lievita grazie all'interazione tra bicarbonato e qualcosa di acido (lo yoghurt) quindi apportate pure tutti i cambiamenti che volete ma sapendo che questi due ingredienti sono essenziali.

SODA BREAD:

200 gr. di farina0
100 gr. di farina integrale
100 gr. di farina di mais (fioretto)
100 gr. di fiocchi d'avena
250 gr. di yoghurt greco bianco naturale
250 ml. di latte
2 cucchiaini di bicarbonato
1 cucchiaio pieno di zucchero di canna
1,5 cucchiaini di sale

Accendete il forno a 180°C e imburrate uno stampo da plumcake. In una ciotola mescolate bene le farine, lo zucchero, il sale, i fiocchi d'avena e il bicarbonato setacciato. In un'altra ciotola diluite lo yoghurt con il latte e versatelo nella ciotola degli ingredienti asciutti. Con una cucchiarella di legno mescolate molto velocemente fino ad ottenere una palla rugosa, versate il tutto nello stampo ed infornate subito. Lo yoghurt e il bicarbonato iniziano la loro reazione fin da subito, quindi è una cosa che va fatta velocemente. Con un coltello praticare un'incisione al centro del pane sulla parte lunga. Cuocere nello stampo per 30 min. Poi togliere il pane dallo stampo e far cuocere per altri 10 min.

martedì 12 gennaio 2010

LA RIBOLLITA


Che non sia propriamente tradizionalista in cucina lo avrete capito anche da soli. Da quando ho aperto questo blog, me ne sono resa conto appieno, un pò per qualche vostro commento, un pò perchè insomma ci si pensa un pò di più a quello che si cucina quando poi se ne parla ogni giorno. Un bel giorno mi è piombato un pensiero tra capo e collo... non ho mai fatto una lasagna e così per settimane non ho pensato ad altro finchè non l'ho fatta (prossimamente su questi schermi). Ma che c'entra la ribollita? Siamo partiti un pò alla larga, comunque questo è uno dei piatti della tradizione toscana che più adoro, ma mai mi è venuto in mente di farmela, è piuttosto quel must quando sono in giro per la città nelle fredde giornate d'inverno, quando ti fermi in qualche trattoria a riscaldarti e coccolarti un pò! Allora cos'è che ha fatto scattare in me questa voglia? E' una stupidaggine, un giorno chiacchieravo con una signora che mi raccontava della sua ribollita e di come mettesse un mazzetto di aromi (rosmarino e timo) legato con uno spago e appeso al manico della pentola per poi poterlo estrarre più facilmente. Da lì ci ho pensato un giorno sì e un giorno no, un'idea fantastica! Vi starete chiedendo: "Cioè, tu hai fatto la ribollita per appendere il mazzetto al manico???" La risposta è sì... Però però da oggi in poi forse la farò più spesso... è troppo bbbbuona!

LA RIBOLLITA:
Un pò a modo mio, s'intende!


1 cipolla
1 carota
300 gr ca. di fagioli rossi di lucca (in quella originale si usano i cannellini)
2 patate
1 rapa bianca (di quelle tonde piccole)
4 cucchiai di passata di pomodoro (fatta dai miei)
5 mazzetti di cavolo nero ( a dire la verità ho usato un tipo comprato ai castelli romani che lì chiamano cavolo velletrano, non ho ancora capito se è la stessa pianta o no!)
3 mazzi di una verdura trovata sempre lì che assomiglia alle cime di rapa ( nella ribollita originale comunque ci va la bietola, quindi tranquilli!)
brodo vegetale q.b.
2 rametti di rosmarino
2 rametti di timo
pepe
peperoncino
sale
olio Evo
pane toscano raffermo

Mettere a bagno in acqua fredda i fagioli secchi per una notte. Quindi bollirli e conservare l'acqua di cottura. Passare la metà dei fagioli al passaverdure e tenere da parte con l'altra metà.
In una pentola far soffriggere la cipolla e la carota con il peperoncino intero che poi toglierete. Aggiungere due cucchiai di passata di pomodoro, quindi il cavolo nero, la verdura, le patate e la rapa il tutto tagliato grossolanamente. Lasciare stufare un pò e coprire poi con del brodo vegetale (io ho usato quello della Frida ;)!) Legare il rosmarino e il timo con dello spago e appendere il mazzetto al manico della pentola così le foglioline si uniranno alla zuppa e voi potrete togliere facilmente i gambi (che soddisfazione!). Lasciar sobbollire per un'oretta, quindi aggiungere i fagioli interi e la purea di fagioli, altri due cucchiai di passata di pomodoro, condire e insaporire e far addensare quanto basta. In una ciotola grande alternare delle fette di pane toscano (sciapo) a mestolate di ribollita e lasciar impregnare completamente il pane. Dare una mescolata e lasciar riposare in frigo per una notte. Il giorno dopo prendere la minestra e rimetterla sul fuoco a ribollire, servire caldissima con un filo d'olio evo (per noi olio al peperoncino!)


sabato 9 gennaio 2010

POLVERE E SPRUZZA D'ARANCIA



A volte ci si rende conto di quanta ricchezza stia nei frutti della terra, di quanto siamo fortunati a poterne godere, a vederli crescere, a sapere come la vita e il tempo scorrano su questa terra e quali risultati portano. L'altro giorno è venuta a trovarci un'amica russa che era assolutamente meravigliata di come le arance crescessero sugli alberi, non avendole lei mai viste se non in cassette al supermercato! Così spellare una marea di arance stando attenti a non lasciarvi le parti bianche, seccarle poi per ore per ottenere un microbarattolo di polverina aromatica può essere sinonimo di fortuna e ricchezza e io sono contenta di avere la possibilità e la voglia di farlo.
La ricetta originale che poi ha fatto un pò il giro dei blog penso sia di Alex e gli utilizzi di questa polvere sono davvero i più svariati, come condimento per pesce e carne, per l'insalata, in un tajine, ma anche per i dolci, insomma, il lavoro c'è ma ne sarete ben ricompensati! Tutte queste arance spellate sono andate poi a costituire quella che mio figlio Andrè chiama Spruzza d'arancia e che altro non è che una normalissima spremuta d'arancia, ma buona e sana!


POLVERE E SPRUZZA D'ARANCIA:

Prendere un bel pò di arance (noi dagli alberi ma comunque mi raccomando, assolutamente controllate nell'origine bio e senza spruzzamenti!) lavarle e spellarle stando attenti a non lasciare nessuna pellicina bianca sulle bucce. Asciugare in un panno e mettere le scorze ottenute su una placca da forno a seccare completamente (a 80°C per il tempo necessario, circa 3 o 4 ore). In alternativa mettetele sui termosifoni, ci vorrà un pò di più ma avrete il vantaggio di profumare la vostra casa con un aroma unico. Una volta seccate, mettete le scorze in un frullatore o robot o quello che avete per ottenere una polvere il più fine possibile!
Spremere le arance spellate e bersi una sana spruzza d'arancia!

venerdì 8 gennaio 2010

LA CREME DE LA CREME


Ovvero la migliore salsina per il salmone che esista che sarebbe quella della mia mamma, quella che in Austria, o almeno nella mia famiglia austriaca, tradizionalmente si mangia la vigilia di natale con le tartine al salmone. Secondo me è assolutamente l'ideale da accompagnare al salmone affumicato, tutto l'anno, si intende. Provate e ditemi se non è vero!
Questo 2010 è iniziato interessante con un sacco di progetti, o meglio con un grande progetto che ne include tanti altri e quindi con un pò di sana eccitazione! Quindi aspettatevi movimenti sia fisici che non, e qualche mese in cui questo blog proporrà interessanti pranzi da traslocatore e muratore... non subito però quindi per ora potete stare tranquilli!

CREMINA AL RAFANO DELLA MIA MAMMA:
la questione è semplicissima:

100 ml di panna da montare
4 cucchiaini di kren (o rafano grattuggiato)
1 cucchiaino di sale

Montare la panna e incorporarvi il kren e il sale. per le quantità magari iniziate da un cucchiaino di kren così regolate la salsina in base al vostro gusto personale. A me piace bello intenso ma, si sa, de gustibus...